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Words on Mud

I potenti hanno paura dei blogger (e di internet)


Con il ddl diffamazione - perla tutta italiana - si rischia di sconvolgere il web. 



Nuovo attacco alla libertà del web in ItaliaMentre la gente cerca disperatamente lavoro, mentre il lavoratore e il pensionato italiano vengono massacrati di tasse, mentre non si sa come arrivare a fine mese c'è chi pensa - ed è un pensiero purtroppo bipartisan se non più ampio - a come censurare la più grande forma di libero pensiero e di circolazione delle idee: internet. Che tanta politica abbia paura della libertà di idee che internet consente è risaputo.

Oltre a questo la politica punta a sopprimere la possibilità di pubblicare libri di inchiesta come "La Casta" di Stella e Rizzo.

Il Paese è in recessione e in crisi nera eppure si prova a far passare leggi anacronistiche. Vogliamo scrivere delle regole? Ok, ma che siano adeguate ai tempi e che siano davvero giuste nei confronti di tutti.

Secondo quanto riportato oggi da Repubblica al quale mi riferisco, potrei considerare valido solo l'aspetto di eliminare il carcere per i giornalisti rei di diffamazione. Certo la bagarre nasce per difendere un giornalista famoso già condannato. Fosse capitato a me sarei finito dritto in galera e ciao a tutti.

In soldoni secondo Repubblica.it il ddl diffamazione, ancora in discussione - per fortuna - al Senato (ma il tempo stringe), equiparerebbe i blog alle testate giornalistiche e ad essi, dunque, applicherebbe la Lagge sulla Stampa. Ora ditemi se non è anacronistico applicare a strumenti di comunicazione digitali una legge nata per la stampa (notizia dello scorso scorso maggio: inoltre, la Cassazione ha sancito che i blog non sono stampa clandestina, non sono testate giornalistiche e non devono essere registrati in tribunale. Dunque non si applica la Legge sulla stampa).

Pesantissimo il quadro delle sanzioni: multe elevatissime a blogger e giornalisti. Ma ve lo immaginate un blogger squattrinato o un pubblicista pagato ad articolo che deve pagare migliaia di euro di sanzione? Il risultato è che non scriverà mai. E' una forma di pressione che limita la voglia di scrivere fino al punto di diventare una censura psicologica. Non scrivo perché ho paura.

Gli autori di libri di inchiesta, invece, in caso di richiesta di rettifica da parte di un presunto offeso - anche se infondata, dice Repubblica.it - dovranno acquistare spazio su tue testate nazionali. Bye Bye libri di inchiesta. Rettifiche da pubblicarsi per una settimana: sette uscite. Non è stato risparmiato neanche il giornalismo d'inchiesta televisivo stile Report di Milena Gabanelli.

Blog, web, e internet.I siti informatici devono pubblicare le rettifiche entro 48 ore dalla richiesta. I blog dovranno contenere l'indicazione della data di pubblicazione, il nome del responsabile della pubblicazione e del titolare del dominio (ma fate un whois!, non sono tantissimi i siti con i dati del registrante nascosti), nonché la completa indicazione del luogo da cui ha origine la diffusione (perché c'è un luogo fisico su internet? Al massimo vi dico che il server è Aruba. Poi scrivo e pubblico da dove voglio con il mobile). La mancanza o l'incompletezza delle indicazioni sono motivo di oscuramento del sito da parte dell'autorità (ma lasciate che la Polizia si occupi dei veri reati su internet invece impiegare gli uomini in queste cose).

In compenso, però, la politica si fa un regalo: i presidenti di Provincia potranno candidarsi alla Camera. Beh... certamente non risollevano le sorti dell'Italia. Non vedo, mai vista e forse non vedrò mai, gente in strada che festeggia l'accumulo di incarichi per i soliti noti.

Se non siamo alla censura, siamo molto vicini. Si cercando di fare, per evitare che si parli del malaffare dei politici e dei potenti (degli onesti nessuno mai si è lamentato), esattamente il contrario di quanto internet sia.

Pensate adesso cosa accadrebbe se questo ddl diventasse legge. Cosa dovrebbero fare Facebook, Twitter, Google+ e tutte le piattaforme che danno la possibilità di scrivere un blog gratuitamente? Come potrebbero regolamentare e gestire milioni di utenti? Quanto tempo dovranno perdere gli uomini delle autorità per controllare milioni di profili web (e come faranno con quelli falsi?)? Più semplice che tutte queste piattaforme chiudano la versione italiana. Uno scenario simile, se non peggio, a quello della Cina.

Master



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