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Words on Mud

Addio a Steve Jobs

Steve Jobs come Guttenberg. La morte del padre di Apple ha aperto la gara a chi la spara più grossa!

Steve JobsRispetto e tanto di cappello a Steve Jobs. Genio del marketing e informatico di tutto rispetto. Basta. Nessuna esaltazione, nessuna metafora, nessuna iperbolica descrizione di un uomo che ha fatto soltanto ciò in cui credeva: amava i suoi computer e li promuoveva. Ne scrivo soltanto adesso, volontariamente con un giorno di ritardo. Ho voluto capire cosa avrebbero scritto i giornali e, come mi aspettavo, si sono limitati a esagerare.

Ad onor del vero Apple è riuscita, per prima (bisogna dirlo), a fare ciò che ogni progettista di hardware fa da sempre: ridurre gli hardware, renderli più veloci e sempre più ricchi di contenuti e servizi. Ha messo nel palmo della mano delle persone un computer che funziona anche come telefono. Ci è riuscito ma non è certo una rivoluzione.

E' il naturale andamento della vita tecnologica: ridurre le dimensioni, essere più veloci, avere più servizi, essere tutti in rete, essere connessi,

Uno dei primi computer al mondo fu l'ENIAC (1946/1948): pesava 30 tonnellate e occupava una superficie di 180 metri quadri, usava 18.000 valvole termoioniche.

Con l'avvento del transistor le dimensioni si ridussero di molto. Ed è sempre stato così.

Pensate al rullino della macchina fotografica: 24 o 36 pose. Oggi con le schede mini-sd (riduzione di spazio notevole per un aumento di capacità molto più che esponenziale) possiamo memorizzare in formato digitale migliaia di immagini senza ricorrere a qualcuno che stampi le immagini poiché le nostre piccole stampanti a casa sono più che sufficienti.

Non è forse anche questa miniaturizzazione e servizio? Però non si parla mai di tutti i servizi che oggi abbiamo e di chi li ha inventati.

E' il segno che probabilmente Jobs era qualcosa in più degli altri: era un mago del marketing, della comunicazione e della pubblicità. Circa 20 anni fa la sua azienda non navigava così bene i mercati. Poi la sua svolta e il lancio dell'idea che quei computer fossero qualcosa in più: un prodotto di grande qualità per una nicchia di intenditori.

Personalmente non credo alla pubblicitià tant'è che non acquisterò prodotti Apple (al momento decisamente, come informatico, non mi servono) ma la comunicazione di questa azienda è da sempre fenomenale. E la gara tra i media ad esagerare e quasi santificare il papà di Apple ne è l'evidenza. Jobs è riuscito a far parlare sempre di sè associando la sua immagine a quella dei propri dispositivi.

Certo paragonarlo a Gutenberg appare una sciocchezza siderale ma i giornalisti italiani di informatica ne sanno davvero poco... molto poco. In Italia vige sempre la regola del "vince chi spara la sciocchezza più grande".

Dal canto mio mi piace pensare che Jobs abbia compiuto la sua ultima piccola definitiva rivoluzione: ha abbandonato l'hardware limitato del corpo per passare al cloud computing.

 

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