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Native Advertising. Sicuri che sia una novità?


Il native advertising? Un argomento datato e piuttosto banale. Basta aver davvero lavorato nel settore per capire che si tratta di soluzioni adottate da anni.


Native AdvertisingStavo per rispondere ad un post su Linkedin. Poi mi sono reso conto che avevo praticamente scritto un post e allora ho deciso di pubblicarlo sul sito. Il settore del web marketing in Italia è invaso da formule magiche che non sono nulla di innovativo e non sono nulla di nuovo. Si tratta spesso di attività che chi lavora nel settore (da anni) ha già messo in pratica.

Parlo di "Native Advertising". Il "native" non nasce in questi giorni (giusto perché qualcuno pubblica un libro in Italia). Più di una volta i libri italiani si sono dimostrati arretrati già alla data di uscita. In Italia se ne parla almeno dal 2013).

Se poi entriamo nello specifico molti libri - specie sul SEO - consigliano tecniche che sono penalizzanti (un libro nuovissimo che ho acquistato di recente consiglia, per avere backlinks, di pubblicare il link al vostro sito dappertutto senza distinzioni! Complimenti! Bella stupidaggine).

Torniamo al native. Di mobile si parla ormai da almeno due anni eppure c'è ancora chi continua a ripetere - come se si trattasse di una novità - che è il trend dell'anno. Non è un trend è la banale necessaria ovvia quotidianità.

Chi vuol fare questo lavoro, oltre a "leggere" (con attenzione e spirito critico) i libri scritti in Italia, deve mettere le mani in pasta.

Il native, comunque, è frutto anche della conoscenza delle dinamiche web e delle tecniche di sviluppo di un sito. Anche senza conoscere la definizione di "native", se lavori nel settore, capisci in due secondi (e si sa da molto molto tempo) che i banner tradizionali non sono adeguati. Un banner 728x90 pixel su uno smartphone non è il massimo.

Che il banner tradizionale abbia perso una parte della propria funzione pubblicitaria quando si naviga un sito mediante smartphone è cosa risaputa (e pensate... senza scrivere libri o fare conferenze!!!). Che la gente clicca sempre meno i banners e usa gli adblock non è una rivelazione da guru.

Le aziende passano al native advertising? Non è un passaggio come un cambiamento tecnologico (ad esempio dalla radio alla tv, dal pc allo smartphone). E' solo il rendersi conto che l'uso di ogni dispositivo necessita di una strategia precisa.

"Go Native" non significa nulla e non credeteci. Cominciate a fare riunioni con i clienti e con gli sviluppatori. Capirete da soli che le scelte del web desktop non sono quelle del web mobile. Tristemente banale.
Scoprireste che ormai gli annunci pubblicitari devono essere meno invasivi e più contestualizzati ai contenuti che li ospitano. Il native somiglia al content marketing (questo ha scopo di informare) mentre il native è ovviamente più promozionale. Che ci si sposti, spesso, verso il content non è una novità in quanto si deve catturare l'attenzione del lettore con i contenuti. Una pubblicità che non interrompe la fruizione della pagina da parte dell'utente.

Nulla di nuovo insomma. Basta affidarsi a chi ha esperienza nel settore. Se ritenete il native una novità forse avete bisogno di fare esperienza sul campo.

Uscite dall'ottica che lavorare nelle web agency sia come impersonare gli attori di "Mad Man" (maledetta tv!!!): capita che i clienti vi affidino tutto il settore web e che non capiscano nulla di quello che fate. Non sognate: siate pratici e preparati. Tra la tv e la realtà c'è un abisso.

E quando scoprite un nuovo argomento verificate prima se si stia trattando di una novità soltanto per voi altrimenti rischiate di dimostrare poca professionalità.

Consiglierei di smetterla anche di guardare senza spirito critico alle informazioni relative al native adv e ai social network che provengono dagli USA. Il modo di intendere le piattaforme social, negli USA, è "leggermente differente" che in Italia. Inutile affannarsi a scopiazzare quello che leggete su altri siti web se poi non riuscite ad applicarlo alla realtà che vi circonda. Sono anni che i soliti "guru" ripetono - in Italia - che sui social si vende da matti. Non è così ma se lo copiate da siti USA forse lì è vero e, infatti, funziona diversamente che da noi.

Leggete, informatevi, studiate ma affondate le mani nella realtà. Lavorate, sporcatevele le mani e poi vedrete quanta fuffa c'è in giro. Troppa.

Se poi sia necessario parlare di argomenti noti come se fossero novità per vendere libri beh.. ok... fa parte del gioco. Anche quello è MarCom.

Master



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