Il popolo del web contro la censura italiana di internet

Raccolte di firme online e partiti politici in azione. Il popolo del web contro il nuovo attacco alla rete.

Ci risiamo. Povera Italia. L'attacco ad internet e al web è partito ancora. Qualcuno non ama internet in Italia e non lo nasconde.

La rete è troppo democratica (e non piace a certi politici che amano comandare senza contraddittorio o dialogo), ci sono troppe informazioni libere (e non piace ai politici perché la loro propaganda non funziona), permette alla gente di incontrarsi e parlare (e non piace ai politici perché un popolo oppresso e represso si governa con faciltià).

"L'Agcom si fermi e consenta una riflessione più ampia. La libertà della rete è ossigeno vitale per le nostre democrazie" parole del segretario del Partito Democratico che proponiamo poichè nella loro assoluta banalità sono comunque condivisibili. Parole che non entrano nel merito del problema, che non analizzano la questione, parole e basta.

Uno scenario di più larghe vedute, ma pur sempre uno scenario, lascerebbe immaginare come un governo di un Paese - battuto alle elezioni amministrative, sconfitto ai referendum - stia cercando di limitare quell'unico mezzo di comunicazione che i cittadini possano usare. E' infatti arcinoto che su televisioni e radio il feedback (la possibilità di interagire dell'utente e dei popoli è pari a zero). Su internet, invece, la gente parla, legge, si informa. E' troppo per qualunque politico.

Sembra chiaro che non si tratta, almeno per adesso, di una censura totale. Si tratta di "proteggere i diritti autore" e probabilmente i diritti del calcio in tv. Dietro la bandiera dei diritti, in realtà, sembra, e sottolineo sembra, celarsi un primo attacco alla libertà. Ed è stupefacente che uno dei paesi maggiormente a sostegno della delibera delll'Agcom italiana siano gli Stati Uniti. Il Paese dove la libertà è sancita sulla carta. Il Paese dove la libertà viene sempre nominata. Se ne parla, se ne parla. E basta. E l'Italia la segue a ruota. Anche peggio: in Italia il partito di maggioranza relativa ha la "Libertà" persino nel nome.

L'avviare una procedura di censura di certo, ad ogni modo, non è libertà.

Ed ecco riapparire il conflitto di interessi, talmente grande e sotto gli occhi di tutti che nessuno lo vede più. E' come una montagna che fa da sfondo al nostro panorama. Per Roberto Cuillo, scrive La Repubblica online, responsabile web dei democratici, “la delibera dell’Agcom è un provvedimento che va nella direzione di difendere gli interessi della televisione e inibire l’attività spontanea e individuale della rete”.

L'Agcom, in realtà, considerata l'importante di internet e del web non dovrebbe fare altro che una cosa: fermarsi da ogni idea di limitare l'uso del web. Bisogna tutelare il diritto d'autore, bisogno fermare la pedofilia online (avrei preferito una delibera per questo reato più che per difendere gli interessi di società multimiliardarie). Bisogna fermare l'illegalità ma non limitando tutti gli altri utenti.

Il popolo del web non si è fermato a guardare. E, quasi come accaduto per il referendum contro il nucleare per quello in difesa dell'acqua pubblica, si sono mossi online (fatto che non è stato ben digerito da chi spera di comandare gli italiani senza dialogare con essi). In rete ci sono decine di iniziative contro la delibera dell'Agcom.

 

 

Master

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